In morte di Joey Ramone: l’icona punk ci lasciava 19 anni fa

La morte di Joey Ramone arrivava alle 19:40, ora italiana, in un ospedale di New York. Era il 15 aprile 2001 e la voce dei Ramones si spegneva per sempre. Joey, al secolo Jeffrey Ross Hyman, era ricoverato per un tumore al sistema linfatico e doveva ancora compiere 50 anni. Prima di morire stava ascoltando il brano In A Little While degli U2.

Come scriveva Repubblica poche ore dopo la triste notizia, l’annuncio era stato dato dai compagni di band sul sito ufficiale dei Ramones.

Nato a New York il 19 maggio 1951 nei primi periodi dei Ramones suonò la batteria per poi passare al ruolo di frontman in quanto Dee Dee Ramone faticava a suonare il basso e a cantare nello stesso momento. Con il loro stile i Ramones seppero reinventare il rock’n’roll con canzoni brevi ma abbastanza punk da scrivere importanti capitoli della storia della scena alternativa.

Da Sheena Is a Punk Rocker Rock’n’Roll High School, fino a I Wanna Be Sedated Pet Sematary, i Ramones erano per stessa ammissione di Joey Ramone i Rolling Stones del punk, mentre i Sex Pistols erano i Beatles.

L’emittente MTV nel riportare la notizia descrisse Joey Ramone con queste parole“I suoi marchi di fabbrica come la giacca di pelle nera, i capelli lunghi fino alle spalle, i jeans strappati e la sua voce semplicemente stupenda fanno di Joey Ramone il padrino del punk“.

“Padrino del punk”.

Ciò che fece grandi i Ramones, soprattutto, fu il merito di esser nati in un contesto in cui il mondo subiva il fascino del progressive rock che richiedeva una certa capacità teorica e stilistica. I Ramones ruppero gli schemi un po’ come fecero i Sex Pistols: quasi ogni elemento era autodidatta e i loro brani, seppur molto simili tra loro specialmente nel primo periodo, diedero un senso a quel rock’n’roll che in quegli anni sembrava un fratello disorientato.

La morte di Joey Ramone arrivò pochi giorni prima del suo compleanno e senza avergli mai fatto conoscere il suo primo disco solista, Don’t Worry About Me che conteneva, oltre a brani inediti, le cover 1969 degli Stooges e la bellissima What A Wonderful World di Louis Armstrong.

Fuori ora Le Feste di Pablo di Fedez, il ritorno alla musica del rapper in featuring con Cara

A gran sorpresa a mezzanotte è andato online Le Feste di Pablo di Fedez, il nuovo singolo del rapper che a questo giro sorprende tutti con un duetto inedito. Fedez ha scritto un featuring con Cara, al secolo Anna Cacopardo, un’artista emergente di Crema che il rapper ha incontrato per puro caso negli studi di registrazione e che stava lavorando sul brano che oggi ascoltiamo.

Parliamo di sorpresa perché come Vanity Fair ricorda circa un anno fa Fedez aveva scelto di prendersi una lunga pausa dalla musica per stare più in contatto con la sua famiglia, Chiara Ferragni e il piccolo Leone, ma in questi giorni di quarantena ha ritrovato quella bozza. Una bozza, racconta lo stesso Fedez, che era rimasta in gestazione dopo quell’incontro con Cara alla quale aveva proposto di scrivere una strofa della canzone.

Tutto il lavoro dietro il brano è stato raccontato dal diretto interessato in un video postato sui social:

La quarantena ci costringe a pensare e io non voglio buttare via questa occasione. Prima che tutto questo iniziasse mi sono preso una lunga pausa dalla musica per dedicarmi alla mia famiglia, lavorare su me stesso e scartavetrare i miei spigoli. Così ho iniziato un percorso nuovo, che è l’unica cosa che ho tenuto fuori dai social in questi mesi proprio perché non era solo musica, ma qualcosa di più fragile. Ritrovare me stesso attraverso nuove canzoni. Mi ero stupidamente convinto che il valore della musica potesse essere proporzionale all’uso dello studio in cui veniva registrato… ma avete notato come sono essenziali gli interni di una navicella spaziale? Così sono andato a lavorare in un piccolo studio alla periferia di Crema. In questi mesi sono tornato a fare musica come quando avevo 18 anni, senza pensare troppo alle conseguenze strategiche. In studio ho incrociato una giovane artista emergente che stava registrando una sua canzone: ‘Ti spiace se provo a scriverci una strofa?’. In questi giorni ho creato il set up amatoriale di quando ho registrato il mio primo disco da indipendente ed ho ritrovato la bozza di quel pezzo e allora ho capito cosa rappresenta per me la musica: rompere le catene con un taglia unghie. Spero che anche per voi un momento così triste e tragico possa aiutarvi ad aprire gli occhi e a capire cosa è veramente importante pronti ad abbracciarlo non appena finirà. Vorrei creare occasioni di spensieratezza con la musica, così ho pensato: Federico hai parlato troppo, cantaci qualcosa.

Alla riscrittura de Le Feste Di Pablo di Fedez e Cara hanno collaborato Davide SimonettaPaolo Antonacci e Jacopo D’Amico.

 

L’8 aprile 1994 fu rinvenuto il corpo di Kurt Cobain, la lettera d’addio fa ancora tanto male

Erano le 9:40 quando Gary Smith, un’ora dopo aver rinvenuto il corpo di Kurt Cobain, telefonò al suo principale per raccontargli che in quella villa era successa una tragedia. Alle 10 tutto il mondo scoprì che il leader dei Nirvana era morto.

Gary Smith si era recato presso l’abitazione che i Cobain avevano vicino al lago Washington per riparare le luci di sicurezza, quando si accorse del cadavere riverso all’interno della serra. Vide il sangue, vide il fucile e vide quella lettera conficcata nel terriccio che conteneva le ultime parole di un uomo che non voleva essere una rockstar.

Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo colpito e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Io sono troppo sensibile. Ho bisogno di essere un po’ stordito per ritrovare l’entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fans della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l’empatia che ho per tutti. C’è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fo******mente triste. Il piccolo triste, sensibile! Perché non ti diverti e basta? Non lo so! Ho una moglie divina che trasuda ambizione e empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia.

Kurt Cobain aveva 27 anni e solamente il 30 marzo aveva tentato di disintossicarsi insieme alla moglie Courtney Love, ma era fuggito dal centro di disintossicazione senza lasciare traccia di sé. Sua moglie, in preda al panico, aveva ingaggiato un investigatore privato per ritrovare il marito.

Kurt Cobain giaceva in quella serra da 3 giorni, questo dissero gli investigatori. Era morto il 5 aprile da solo, dopo aver scritto quella lettera e dopo essersi sparato un colpo di fucile in pieno volto. Una solitudine che stride ancora oggi e che urla forte da quelle parole apparentemente confuse ma che sembrano, in realtà, l’ultimo schianto di lucidità di un ragazzo pieno di dolore.

Ascolta Brooklyn Bridge To Chorus dei The Strokes in attesa del nuovo album – Testo

La band di Julian Casablancas sta per tornare con un nuovo album: venerdì 10 aprile esce il disco The New Abnormal e oggi ne abbiamo un assaggio con il singolo Brooklyn Bridge To Chorus dei The Strokes. Le atmosfere anni ’80 compaiono sia nel sound – il brano si apre con un sintetizzatore ritmato –  sia nel testo: Julian Casablancas, infatti, canta “Dove sono finite le band degli anni ’80?”, ma anche “Com’è andata con le canzoni degli anni ’80?”.

Brooklyn Bridge To Chorus dei The Strokes è il terzo singolo che anticipa The New Abnormal. Di seguito il testo:

[Verse 1]
One shot is never enough
I just wait for us to go in circles
A lifetime of giving my all for you
(Hostile, give me a break
I take two sips from my bottle and chill)

[Pre-Chorus 1]
And first he would tell me I’m his friend
Actually, no thanks, I’m okay
Then he would send weird looks my way

[Chorus 1]
I want new friends, but they don’t want me
They’re making plans while I watch TV
Thought it was you, but maybe it’s me
I want new friends, but they don’t want me

[Post-Chorus 1]
And the eighties song, yeah, how did it go?
When he said, “This is the beginning of the best years,” even though
False, break

[Verse 2]
One shot is never enough
I just wait for this to go into circles
In the distance from my room is anything so necessary?
I was thinking about that thing that you said last night, so boring

[Pre-Chorus 2]
And the eighties bands? Where did they go?
Can we switch into the chorus right now?

[Chorus 2]
I want new friends, but they don’t want me
They have some fun, but then they just leave
Is it just them? Or maybe all me?
Why, my new friends, don’t seem to want me

[Post-Chorus 2]
Hurts my case, but that’s ok
It hurts my case, but that’s ok
We’re dancing on a moonbeam
On and on and on and on and on

[Bridge]
The deeper I get the less that I know
That’s the way that it go
The less that I know the deeper I go
Juliet, I adore
The deeper I get the less that I know
Diminishing returns
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh

[Outro]
All I want to say
On another song
On another day
On another song
On another day
On another song
On another break

Di seguito l’audio ufficiale di Brooklyn Bridge To Chorus dei The Strokes.

Ascolta 16 Marzo di Achille Lauro – Audio e testo

16 Marzo di Achille Lauro esce oggi come nuovo singolo e potenziale anticipazione del nuovo album 1990. Il brano si colloca tra la ballata celebrativa e il rock anni ’90 con tantissime influenze di Vasco Rossi. C’è già, infatti, chi parla di canzone da stadio a giudicare anche dai cori che seguono il ritornello. Un brano, 16 Marzo di Achille Lauro in cui lo stesso artista dice di riconoscersi pienamente.

Ecco il testo di 16 Marzo di Achille Lauro:

Te nei vai come non fosse niente
Come non fossi te
Te ne vai quando non c’è più niente
Più niente di me
Te ne vai, sbatti la porta e intanto
Ho capito già te ne stai andando
Dici: “Tanto ormai per te non piango più… fallo te”

Che ne sai, non ti hanno mai detto di no
Tu che non sai che cosa sono e non si può

Te ne vai come io fossi niente
Come fosse che?
Te ne vai perché non c’è più niente… da prendere
Te ne vai come ci fosse un altro
Come se ti stesse già aspettando
Come se esistesse qualcun altro… uguale a me

Che ne sai, non ti hanno mai detto di no
Tu non hai mai pianto e non sai che cosa sono e non si può
Te ne freghi tanto

No, non lo sai cosa vuoi
Cosa stai cercando, no
Non è mai, non è noi
Ti rinnamorerai a marzo
Oh, oh-oh-oh, oh-oh-oh
Il 16 marzo
Oh, oh-oh-oh, oh-oh-oh
Il 16 marzo

Me ne vado come fossi pazzo
Sì, pazzo di te
Me ne vado perché un po’ ne ho voglia
Un po’ perché
Perché per te l’amore dura un anno
Perché te sai solo cancellarlo
Vuoi solo chi non ti sta cercando più… come me

Che ne sai non ti hanno mai detto di no
Tu non hai mai pianto
E non sai che cosa sono e non si può
Te ne freghi tanto
No, non lo sai cosa vuoi
Cosa stai cercando, no
Non è mai, non è noi
Ti rinnamorerai a marzo
Oh, oh-oh-oh, oh-oh-oh
Il 16 marzo
Oh, oh-oh-oh, oh-oh-oh
Il 16 marzo.

Ecco l’audio ufficiale di 16 Marzo di Achille Lauro.

Amedeo Minghi ha il Coronavirus? La smentita ufficiale: “Falsità, seguiranno azioni legali”

“Amedeo Minghi ha il Coronavirus”, questo è quanto riportato dai quotidiani di questa mattina, 1 aprile, e molti hanno pensato a uno scherzo dovuto al tradizionale pesce d’aprile. Eppure molti articolisti hanno creduto veramente a ciò che scrivevano per una semplice lettura frettolosa ed errata di un video pubblicato dal cantautore in un letto dell’ospedale di Roma questa mattina.

Amedeo Minghi, infatti, ha lanciato una diretta in cui esordisce con: Questa mascherina è per il Coronavirus, ma in tutto il resto del video – circa 6 minuti – non fa riferimento alla malattia. Il cantautore, piuttosto, spiega che quella diretta nasce dall’intenzione di scusarsi con i fan per il lungo periodo di assenza dai social.

“Spero che ritorniate su questa pagina”, dice Amedeo Minghi con tono di affetto e speranza. Non spiega effettivamente la ragione del suo ricovero, ma mentre parla non fa che ringraziare quanti gli si sono stretti accanto per dimostrargli empatia e per questo spiega che oltre alla sua famiglia lui vuole tanto bene ai suoi ammiratori.

La sua voce è stanca e scendono lacrime che addirittura gli impediscono di vedere. Dopo aver parlato per diversi minuti, infine, saluta i suoi fan con un grosso augurio e la speranza di un ritorno a tempi migliori.

Nessuna conferma, dunque, ma ciò non è stato sufficiente a non scatenare i titoloni in cui si è riportato che Amedeo Minghi abbia contratto il Coronavirus. Questo ha reso necessaria la risposta del cantautore di Vattene Amore che in un secondo video pubblicato due ore dopo ha smentito categoricamente le notizie sulla malattia: “Sono qui per altri problemi legati allo stress”, ha spiegato e non senza amarezza.

“Tutto questo è deontologicamente sbagliato”, ha tuonato, e ha comunicato che intende intraprendere azioni legali contro chiunque abbia diffuso la notizia. Amedeo Minghi, infatti, sottolinea che notizie del genere sono pericolose in quanto fanno preoccupare familiari e amici, e questo dovrebbe essere un reato. Ha sottolineato, infine, di non trovarsi in un reparto in cui sono ricoverati i malati di Coronavirus. Le fake news, ancora una volta, fanno danni.

Quindi Amedeo Minghi ha il Coronavirus? No, ma è ricoverato in un ospedale di Roma per altri problemi.

I Nine Inch Nails regalano due album ai fan per placare l’ansia da Coronavirus: ecco Ghosts V-VI

Nine Inch Nails regalano due album: due, sì, e parliamo di musica inedita. Ghosts V-VI è la sigla comparsa all’improvviso sul profilo del fondatore del progetto Trent Reznor che insieme al suo socio Atticus Ross ha scelto e di continuare il discorso di Ghosts I-IV e di non restare con le mani in mano ad attendere la fine del lockdown.

Facciamo un passo indietro: era il 2008 quando i Nine Inch Nails lanciarono Ghosts I-IV un album da 36 tracce che decisamente rompeva gli schemi: musica strumentale ma soprattutto autoprodotta. Difatti Trent Reznor e Atticus Ross avevano scelto di rilanciarsi senza la produzione di una casa discografica. 36 tracce, ricordiamolo, divise in 4 momenti (tanti quante le opere) e tutte senza nome.

12 anni dopo i Nine Inch Nails regalano due album che continuano su quel discorso. Lo annunciano sul loro sito ufficiale con una dedica toccante a quanti subiscono l’ansia del lockdown imposto dai governi per fermare il contagio da Coronavirus:

Con le notizie che sembrano farsi di ora in ora più cupe, ci troviamo a vacillare tremendamente tra un sentimento di speranza e uno di totale disperazione, che spesso si alternano di minuto in minuto. Anche se ci definiamo delle persone antisociali che preferiscono stare da sole, questa situazione ci ha fatto davvero apprezzare il potere e la necessità del contatto umano.

La musica -ascoltarla, pensarla, crearla – ci ha aiutati ad affrontare qualsiasi momento, buono o cattivo. Con questo pensiero, abbiamo deciso di lavorare fino a tarda notte e completare questi due nuovi ‘Ghosts’ per aiutarci a mantenere in qualche modo la salute mentale.‘Ghosts V: Together’ è per quando le cose sembrano andare bene e‘Ghosts VI: Locusts’… beh, potete immaginarlo.Fare questi album ci ha fatti sentire meglio e ci fa bene condividerli. La musica riesce sempre a farci sentire un po’ meno soli al mondo….e speriamo che lo faccia anche per voi. Ricordate, siamo tutti insieme in questa situazione e anche questo passerà.Non vediamo l’ora di vedervi.
Siate accorti, state al sicuro e prendetevi cura l’uno dell’altro.
Con affetto, Trent & Atticus

Ghosts V: ToghetherGhosts VI: Locusts sono scaricabili gratuitamente sul sito ufficiale dei NIN a questo indirizzo. Con affetto, quindi, i Nine Inch Nails regalano due album e partecipano ai tanti gesti di solidarietà degli artisti nei confronti dei loro fan.

È morto Bill Rieflin, session man dei King Crimson, REM e Ministry

Photo by REM HQ / Twitter

Durante il pomeriggio di ieri, 24 marzo, è morto Bill Rieflin dopo aver lottato contro il cancro. La notizia è arrivata da Robert Fripp, frontman e fondatore dei King Crimson che ha dato il triste annuncio in un post pubblicato su Facebook:

Una telefonata di Tracy Rieflin (moglie di Bill, ndr) a Seattle. Bill Rieflin è volato via da questo mondo alle 18:50. Tracy ha detto a me Toya (moglie di Robert Fripp, ndr) che era una giornata nuvolosa, e mentre Bill volava via le nuvole si sono aperte, lasciando spazio al blu del cielo per circa quindici minuti. Vola libero, fratello Bill! Conoscerti ha arricchito la mia vita.

Toccante anche il messaggio di Krist Novoselic, ex bassista dei Nirvana che ha postato un tweet alle 23:14:

È triste apprendere della morte di Bill Rieflin. Una persona retta e un musicista eccellente.

Bill Rieflin aveva 59 anni. Dopo aver militato nelle band locali della sua Seattle e principalmente tra le correnti post punk, si era unito ai Ministry dopo aver conosciuto il frontman Al Jourgensen che aveva prodotto l’EP dei Blackouts in cui Rieflin suonava. Una volta sciolti i Blackouts, infatti, Jourgensen lo aveva ingaggiato come batterista dei Ministry con i quali registrò il disco The Land Of Rape And Honey (1988) e venne definitivamente a conoscenza del mondo industrial metal che negli anni ’80 trovò vigore proprio grazie a quel disco, che ancora oggi rappresenta uno degli episodi più esemplari.

Proprio a proposito di quell’esperienza, nel 2011 in un’intervista a Modern Drummer Bill Rieflin disse: “Quando ho iniziato a suonare con i Ministry nell’86 era tutto basato su computer, sintetizzatore e rumore. Quei dischi erano piuttosto interessanti per quel tempo, e ci siamo divertiti molto a inciderli”.

Di Bill Rieflin ricordiamo anche la carriera solista iniziata nel 1999 con l’album Birth Of A Giant, e proprio in quel periodo conobbe Peter Buck dei REM e riuscì ad entrare nel mondo della band di Michael Stipe con la quale registrò alcune tracce degli ultimi tre album pubblicati prima dello scioglimento.

Successivamente, dal 2013 al 2016 ha suonato la batteria nei King Crimson. Morto Bill Rieflin, muore con lui una grande esperienza nella musica più innovativa degli ultimi 30 anni.

Ville Valo ha realizzato un EP solista: ecco Gothica Fennica vol. 1 dell’ex HIM

Photo by Sven-Sebastian Sajak

Ville Valo è stato per anni il frontman degli HIM (His Infernal Majesty) e sembra avere ancora a cuore le sonorità e lo stile della sua ex band. No, specifichiamo: Ville Valo ha ancora a cuore ciò che è stato l’ultimo periodo degli HIM, quello di Screamworks: Love in Theory And Practice (2010) e Tears on Tape (2013), quando la band aveva abbandonato l’approccio doom all’amore tossico di Venus Doom (2007) e aveva virato verso schianti pop decisamente poco credibili rispetto agli esordi.

Siamo ben lontani da Greatest Lovesongs Vol. 666 (1997), per essere chiari, e nelle tre tracce di Gothica Fennica vol. 1 sembra di ascoltare un disco(rso) (inter)rotto. Ville Valo non è più il folletto tormentato che gioca a fare il Jim Morrison scandinavo e che, per questo, piace esteticamente oltre ad essere un apprezzato cantante gothic metal. Ville Valo vuole fare da solo e lo fa con questo nuovo progetto che chiama con le sue semplici iniziali, VV.

Era il 2017 quando gli HIM decisero di abbandonare le scene con un tour d’addio e fu lui stesso a dire“Eravamo stanchi di fare sempre la stessa me**a. A lungo andare non ha più sapore”. Dunque, cosa avrebbe fatto dopo? “Prenderò la chitarra e inizierò a scrivere. La mia vita non è ancora finita. La parte HIM è terminata, così come è ora, il capitolo è chiuso, ma il libro è ancora incompiuto“.

Ecco, dunque, il libro incompiuto degli HIM ripreso in mano da Ville Valo. Tre tracce che creano il continuum con quanto lasciato indietro.

Salute the Sanguine, la prima traccia, ha quell’intro fatta di riff in clean che poi vengono sfondati dai quarti distorti, i “boom” di cassa+rullante+tom e le strofe accompagnate da muting che fanno tanto rock e poco gothic. Soprattutto domina la melodia, tanto malinconica quanto crepuscolare, che continua in Run Away From The Sun che sa molto di The Funeral of HeartsSi termina con Saturnine Saturnalia, la parte più vicina al dark dell’intero EP in cui VV si sposta anche su note più basse e che ci regala anche uno special interessante.

Ville Valo ci lascia presagire, infine, che ci saranno nuovi episodi dal momento che il titolo termina con Vol. 1. Una botta che arriva con una certa sorpresa e che ci lascia un po’ spiazzati, un po’ in positivo perché ritrovare il caro vecchio e belloccio Ville Valo fa sempre piacere, ma anche in negativo perché no, non avevamo bisogno di risentire gli ultimi HIM.

Ghemon sul Coronavirus: “Vorrei trasformare tutto questo in energia creativa”

Rolling Stone ha raccolto le impressioni di Ghemon sul Coronavirus in un’intervista pubblicata in questo freddo pomeriggio di quarantena. Il suo nuovo album Scritto Nelle Stelle uscirà il 24 aprile 2020 e di certo un’attesa così singolare ha spiazzato l’artista che, come tanti, di certo pianificava instore, tour e tanti appuntamenti firmacopie per incontrare i fan.

Il DPCM firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha costretto gli artisti a fare la loro piccola rivoluzione in casa, e tutti sappiamo che esiste il progetto #iorestoacasa in cui le star danno appuntamento ai fan sui social con vere e proprie esibizioni in diretta.

Come la vive Ghemon? Lo dice con fierezza: vuole trasformare tutto in energia positiva e cogliere il buono dall’intera situazione che lo costringe a casa come tutti gli italiani.

Resto a casa, come tutti. Intervallo con la spesa o portando fuori Tonino, il mio cane. Per il resto cerco di iniziare le mie giornate come prima: sveglia presto, colazione, doccia, barba e mi vesto come se stessi per uscire. Questo mi fa sentire in ordine ed è utile al morale. Per il resto, lavoro da casa, appunto idee, ascolto musica, provo a stare informato. La sera dopo cena esco sul mio piccolo balcone a respirare un po’ di aria. Quanto è bella la normalità delle piccole cose, me ne accorgo di più, ora.

Nel resto del giorno ascolta il disco di Jay Electronica in collaborazione con Jay-Z e segue la serie Breaking Bad insieme alla fidanzata. Per Ghemon è la seconda volta, per questo con il pretesto di farla conoscere alla sua metà si presta alla visione e, come lui stesso dice, si fa scendere qualche lacrimuccia.

Riesce anche a comporre e scrivere musica, avendo a disposizione tanto tempo libero da dedicare interamente al suo lavoro. Questa situazione non lo angoscia, anzi: Ghemon afferma che la tensione che si respira all’esterno è come il cibo: la incamera e la trasforma in energia: “Mi auguro che tutto questo mi porti a scrivere un sacco di canzoni di gioia. Sarebbe proprio un bel modo di dare valore a questo importante sacrificio che tutti stiamo sostenendo”.

Questo è ciò che dice Ghemon sul Coronavirus: un’occasione per scoprire la semplicità delle cose ma per attendere un tempo migliore.

Ecco Bilocale Love Life di Young Signorino, la versione del trapper dello stare in casa per il Coronavirus

Poteva mancare il trapper di Cesena all’appello? Certo che no: per questo arriva Bilocale Love Life di Young Signorino, una sferzata nonsense contro chi si lamenta della vita degli italiani durante le restrizioni dovute al DPCM. È l’italia del Coronavirus e di quelli che usano hashtag e slogan per combattere la paura, ma è anche la rivincita di chi ama il nesting, lo stato di cose di chi sceglie di non avere vita sociale.

Lo dice a chiare lettere Paolo Caputo dopo averci dato una parvenza di serietà con Rockstar Mai: lui ama stare in casa con la sua lei, uscire il sabato è roba da vecchi e la vida loca fa schifo. Un nuovo singolo, dunque, in cui il trapper di Cesena ritorna un po’ sui vecchi amori fatti di testi in cui ogni frase è ripetuta all’infinito e in cui regnava il disimpegno ad elaborare al meglio i concetti.

Nessun riferimento alla droga, al sesso (forse) né a Satana: a questo giro Young Signorino si limita a dire che la vita nel suo bilocale – che chiama amichevolmente bilo – non gli dispiace affatto.

Bilocale Love Life di Young Signorino anticipa il primo vero album di inediti di Paolo Caputo.

Bilocale love life.

Sto in un bilocale con lei, ci sto bene.
Dimmi cos’hai in mente,
facciamo cos’hai in mente.
Cammino in bilico,
tienimi che cado.
Andiamo, non andiamo
non andiamo, stiamo qua.

Fuori piove, baciamoci che esce il sole,
filtrerà dalle finestre,
faccio quello che se ne intende:
farei musica nuova.

Nel bilocale con lei
mi fa prendere più che bene,
mi fa creare suoni.

Bilocale love life.

Sto in un bilocale con lei,
ci sto bene.
Dimmi cos’hai in mente,
facciamo cos’hai in mente.
Sto in un bilocale con lei,
ci sto bene.
Dimmi cos’hai in mente,
facciamo cos’hai in mente.

Bilocale love life.

Non voglio un amico,
voglio stare qui nel bilo con te,
uscire solamente per
comprare del cibo.

La vita esterna mi fa schifo,
mi sento veramente me stesso
qui nel bilo, sdraiato sul letto.
Mi sento io, veramente a me stesso.
Qui nel bilo sdraiato sul letto.
Uscire il sabato è da vecchi di m—a-
Lei concorda con me su ‘sta cosa,
che schifo fa la vida loca,
fai una vita nuova.

Bilocale love life,
col ca–o che uscirò mai.

Sto in un bilocale con lei,
ci sto bene.
Dimmi cos’hai in mente,
facciamo cos’hai in mente.
Sto in un bilocale con lei,
ci sto bene.
Dimmi cos’hai in mente,
facciamo cos’hai in mente.

Liam Gallagher e Bugo su Twitter, il primo chiede: “Che succede?”, il secondo risponde con una citazione degli Oasis

Cosa mette in comune Liam Gallagher e Bugo? Non è una battuta, e forse arriverà una risposta. L’ex Oasis, in uno dei suoi tweet nonsense, ha scritto “What’s happening?”, ovvero: “Che succede?”.

Non possiamo non scomodare quanto accaduto a Sanremo il 7 febbraio, quando dopo un’accesa lite dietro le quinte dell’Ariston Bugo e Morgan hanno scritto la parola “fine” sulla loro esperienza sanremese, ovviamente per la mossa di Morgan che per esprimere il suo dissenso ha storpiato le parole di Sincero in mondovisione. Dopo l’abbandono del palco di Cristian Bugatti Morgan, tutt’altro che sorpreso ma con tanta voglia di fare scena, ha chiesto: “Che succede?”

Due semplici parole che sono diventate un meme, una ricorrenza ma soprattutto un pezzo di storia della musica italiana. Le stesse parole, ma in un contesto completamente diverso, sono state scritte nelle ultime ore dall’ex Oasis Liam Gallagher che di certo ha una certa esperienza in termini di separazioni tra artisti. Sul suo profilo Liam ha scritto: “What’s happening?”, qualcuno ha menzionato Bugo e gli ha scritto: “Ti cercano!” e il cantautore di Rho (Milano) non si è tirato indietro.

In tutta risposta Bugo ha risposto a Liam: “Here I am Liam , there we were now here we are eheh”, frasi che provengono dal brano Columbia degli Oasis, brano contenuto nel disco Definitely Maybe che decretò l’esordio in studio della band dei belligeranti fratelli Gallagher.

There we were, now here we are
All this confusion, nothing’s the same to me
There we were, now here we are
All this confusion, nothing’s the same to me.

L’ironia dopo il suo commento è stata incontenibile: alcuni fan lo ringraziano e gli dicono di amarlo, altri postano gif con il fatidico momento in cui Morgan rimane da solo sul palco dell’Ariston. Un commentatore, in particolare, riporta la traduzione inglese del testo storpiato di Sincero:

Bad intentions, rudeness, your Poor figure last night, your ingratitude, your arrogance, you do what you want by pushing someone around. Right, disorder is an art form, but you only cultivate envy, thank god that you are on-stage, respect those who brought you here. This is me.

Vedere Liam Gallagher e Bugo così vicini virtualmente essendo così lontani fisicamente, entrambi protagonisti di progetti andati in fumo sì, fa un certo effetto.

Sparatoria al concerto Lil Baby in Alabama, uno scontro violento tra l’entourage e i promotori (video)

Una sparatoria al concerto di Lil Baby ha scatenato il panico tra il pubblico. Il rapper si stava esibendo alla Bill Harris Arena di Birmingham, in Alabama, quando a un certo punto si è aperto lo scontro nel backstage tra alcuni appartenenti all’entourage dell’artista e i promoter dell’evento.

L’accaduto è riportato dalla stampa locale. L’episodio è avvenuto alle 22:20 nella notte tra sabato 7 marzo e domenica 8. Dietro le quinte della venue durante la quale si stava esibendo Lil Baby è scoppiato un alterco tra alcuni membri dello staff del rapper e i promoter dell’evento, una lite poi degenerata in rissa per poi passare all’esplosione di colpi da arma da fuoco. La sparatoria ha provocato un ferito che è subito stato trasferito all’UAB Hospital.

Come riferisce il sergente Rod Mauldin, il ferito si trovava in condizioni critiche ma la sua situazione ora risulta stabile. Non è ancora chiaro quale sia stata la causa della lite e lo stesso Mauldin, a tal proposito, riferisce alla stampa locale che gli inquirenti stanno investigando per ricostruire l’accaduto.

In un video postato sui social possiamo vedere le persone coinvolte azzuffarsi al bordo del palco per poi nascondersi dietro le quinte. In quel momento la musica si interrompe, ma al suono di uno sparo il pubblico si spaventa e scatta il fuggi-fuggi generale. La Polizia ha dunque presidiato la location, ha interrotto il concerto e tutte le persone presenti sono uscite all’esterno.

In questo momento la stampa sta tentando di contattare Lil Baby, ma senza risultati. In queste ore non è ancora possibile risalire al responsabile dello sparo né ricostruire l’accaduto per risalire ai motivi dei disordini. Per il momento, dunque, non ci sono arresti. Il pubblico, in ogni caso, ha abbandonato la Bill Harris Arena dopo lo sparo e per fortuna non si sono registrati altri feriti a seguito della fuga concitata dalla venue.

Il rapper, il cui vero nome è Dominique Armani Jones, per il momento non ha rilasciato dichiarazioni nemmeno sui suoi canali social. Le indagini della polizia sulla sparatoria al concerto di Lil Baby sono ancora in corso, come riferisce il sergente Mauldin.

Fan dei Tool positivo al Coronavirus dopo esser stato in Italia: Ozzy, Trent Reznor e Beastie Boys annullano data ad Austin

La notizia di un fan dei Tool positivo al Coronavirus ha portato alla defezione di alcuni artisti dal Festival South by Southwest di Austin, negli Stati Uniti. Si tratta di uno spettatore che il 28 febbraio ha partecipato a un concerto della band di Maynard James Keenan ad Auckland, in Nuova Zelanda dopo esser stato nel nord Italia insieme alla moglie, con la quale si trovava anche durante la venue del 28 febbraio.

Secondo l’avviso, durante lo show di Auckland il fan dei Tool positivo al Coronavirus si trovava nella zona di tolleranza allestita in mezzo al pubblico e non è dato sapere se fosse contagioso al momento del concerto.

Contattato dal quotidiano neozelandese NewsHub Ashley Bloomfield, direttore nazionale della Sanità, ha ribadito la necessità della consapevolezza delle possibilità di contagio, anche se rassicura sull’improbabilità che gli altri partecipanti possano risultare positivi al Coronavirus nei prossimi giorni.

In questi giorni il fan dei tool positivo al Coronavirus e sua moglie resteranno in isolamento.

La paura per il contagio dal virus interessa particolarmente e comprensibilmente l’ex Black Sabbath Ozzy Osbourne, che ha passato quasi tutto il 2019 a curare una tremenda polmonite che tuttavia non gli ha impedito di lavorare sul nuovo album di inediti Ordinary Man. Ozzy, per tutelarsi, ha deciso di ritirare la sua partecipazione al South by Southwest Festival di Austin.

La stessa decisione è stata presa da Trent Reznor dei Nine Inch Nails che sui social ha annunciato che né lui né Atticus Ross parteciperanno alla venue di Austin: “La nostra decisione è giusta. Siate sicuri e intelligenti”.

Infine anche i Beastie Boys hanno fatto marcia indietro. La paura è ovviamente quella del contagio: gli eventi totalizzano sempre decine di migliaia di persone e contenere il rischio può diventare impegnativo, per questo artisti e pubblico scelgono spontaneamente di non esporsi al pericolo per scongiurare eventuali spiacevoli conseguenze.

I numeri del Coronavirus preoccupano soprattutto per la psicosi, un fenomeno che sta diventando di massa anche nel mondo dello spettacolo dal momento in cui il contagio è uscito dal suo epicentro. Non è ancora accertato se dal concerto del 28 febbraio ad Auckland vi siano altri casi oltre a quello del fan dei Tool positivo al Coronavirus.